Vivere lo yoga – Ay in edicola!

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Questo mese siamo in edicola all’interno della rivista: vivere lo yoga.

Un articolo su come iniziare a praticare l’acroyoga, quali sono le posizioni ideali per praticare in sicurezza.

Insieme alla rivista troverete anche un bel cd di mantra di un caro amico fratello Snupo! 🙂

Non siate timidi! fate volare i vostri amici!

 

L’acroyoga in italia inizia a essre una pratica molot diffusa, controlla la nostra pagina degli eventi oppure guarda come organizzare iun workshop!

 

A presto!

 

 

Patanjali, la pratica Yoga e l’aspettare

“I will be waiting here….for your silence to break,
for your soul to shake, for your love to wake!”

“Aspetterò qui…finché tu rompa il silenzio,

la tua anima si muova e il tuo amore si svegli”

-Rumi-

 

 

“Aspettare” è il verbo che mi accompagna in questi giorni in cui si avvicina la nascita del bimbo che porto in grembo. E’ il verbo che mi guidato per gli ultimi nove mesi e che, a dire il vero, non mi era mai risultato troppo gradevole. Non sono mai stata brava ad aspettare, facilmente mi innervosisce, spinge la fretta e cambia l’umore. Questo in macchina, alla fermata dell’autobus, nel percorso verso un diploma o certificazione, con qualcuno in ritardo, nell’organizzazione di casa…eppure questa lunghissima attesa mi ha dischiuso intuizioni nuove, permesso di fare pace con essa e l’esperienza di “assaporare”. Prendo in prestito questo verbo dalla cucina, ‘sentire il gusto in bocca a lungo’, l’ho sperimentato anche nel primo incontro di Mindfulness MBSR, tenere in bocca una piccola uvetta ad occhi chiusi e assaggiare, non con le informazioni che già ha la nostra mente -mi piace o no, è dolce o amara- ma nella realtà di quel momento, quel preciso acino d’uva.

Ho ascoltato per nove mesi crescere dentro di me la persona che forse più di tutte mi cambierà la vita, era anche lui un piccolo acino d’uva e stentavo a sentirlo, se non per la voglia di riposare e lasciare che il corpo facesse ciò che sapeva, indipendentemente dalla mia mente. Si, ho sentito, soprattutto nei primi tre mesi di attesa, che il corpo ha davvero una propria sapienza fatta di Natura e Grazia insieme, ero partecipe e testimone di una meraviglia e con gratitudine ho lasciato che fosse il mio corpo a insegnarmi i primi gesti dell’attesa e dell’amore. Ho aspettato a dirlo ai miei genitori e amici, la prima ecografia, i primi movimenti, il conoscerci esplorandoci, di crescere, … e ora aspetto di incontrarlo.

 

L’attesa è stata quindi prima di tutto un tempo di ascolto, in cui affinare nuovi sensi, un tempo per sentire, partecipare, condividere la meraviglia, piangere, ridere, avere paura, imparare ad amare ogni giorno, sentirsi grata nel profondo, preoccuparsi, ringraziare, arrabbiarsi, rinunciare, chiedere, cambiare, toccare un sapere del corpo che passa per le voci delle donne, e molto altro ancora … tutto ciò sento che coincide con l’essere presente.

 yantra grembo

La pratica Yoga mi ha accompagnato in questo percorso permettendomi di tenere le radici a terra, di adattare le asana alle nuove sensazioni, di fare spazio nel corpo e nell’anima, di ascoltare i cambiamenti del respiro e la fatica, di arrivare qui con il mio bimbo oggi.

E mi ha permesso di domandarmi e cercare: nella pratica Yoga, qual è il nesso con l’aspettare?

“…Someone maybe waiting for a train, a bus or a boat and they will go on thinking if it is coming. The focus is on the object rather than just on the time.

But if there is a little shift done by you, then when you are waiting for something or somebody you will just wait for the moment- for Now. This is uniting with the time. This is Yoga. When you do this your mind is in the moment and you are waiting for nothing. However, you are still waiting. This adds a different quality to the consciousness. It sharpens the intellect and softens the heart. This is called the Yoga of action…”

Patanjali Yoga Sutras – commento di Sri Sri Ravi Shankar

 

Come descrive Patanjali lo Yoga dell’azione non è altro che essere presenti a ciò che si fa e vive, momento per momento. Si può aspettare il bus, il treno o la barca pensando a quando arriverà, focalizzandosi sul mezzo oppure si può attendere spostando la propria attenzione sul tempo e vivere ogni istante, ogni piccolo Ora. Questo cambio di prospettiva, questo aspettare coscientemente, dice Patanjali, è ciò che permette di affinare la mente e ammorbidire il cuore. E’ ciò che trasforma ogni istante in possibilità di far maturare in esso la pratica. La capacità di rimanere presenti e con il cuore aperto arriva con essa. Ci potrebbe sembrare che questo istante svanisca immediatamente, che sia solo un puntino, mentre è un immenso “qui ed ora”, è un istante dilatato dalla consapevolezza di essere. Questo è lo scopo della pratica Yoga: esserci, vivere con vitalità e profondità, ascoltare ciò che ci aspetta.

 

Ma Patanjali dice molto di più…continua domandandosi…come fare a mantenersi stabili, presenti? Come fare a continuare a praticare?

…“Without a gap, and with honour and respect”…

…”senza interruzioni, e con onore e rispetto”…

La pratica Yoga, come imparare a suonare uno strumento o una disciplina sportiva o studiare… richiede tempo, il non interrompere per lunghi periodi, dedizione, cura e rispetto. Tutto ciò implica sviluppare la capacità di attendere, di tenere il cuore aperto e la mente stabile. La pratica Yoga sorge dalla gratitudine, quando smettiamo di amare ciò che pratichiamo, di rispettare i nostri maestri, o cadiamo nell’abitudine, perdiamo l’essere e la vitalità che tornare al nostro tappetino ci restituisce.

Allora onoriamo il nostro corpo, le asana e il respiro che si muove in esse e se ci accorgiamo di aver perso la strada, come di esserci smarriti nei pensieri durante la meditazione, onoriamo anche questo istante prezioso che costruisce la nostra consapevolezza e scegliamo di tornare ad aspettare!

Nella pratica, come nella maternità, l’attesa non termina con un risultato, non succederà che ci sveglieremo yogi esperti o genitori un giorno, bensì muta durante ogni istante la qualità di presenza, vitalità, gratitudine, benessere, capacità di stare con quello che c’è momento per momento.

 

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Vi aspetto ad Ottobre a Genova e Chiavari con pratiche settimanali di Vinyasa Yoga per far vibrare i nostri corpi sui suoni del respiro.

 

 

Organizzare un workshop di acroyoga

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Organizzare un workshop di acroyoga con acroseeds

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Cosa offriamo:

La nostra formazione in Acroyoga è iniziata dallo Yoga e dal circo ed è continuata con dedizione e costanza negli ultimi 5 anni. La definiamo completa sotto molto aspetti, in quanto siamo certificati sia dalla scuola di Montreal (www.acroyoga.com) sia dalla più conosciuta e sistematizzata Acroyoga.org, che organizza corsi un po’ in tutto il mondo. Abbiamo quindi approfondito sia i tre percorsi classici dell’acroyoga: yoga, acrobatica a coppie (anche standing o sportsacro, handstands- e thai yoga massage, sia il lato più creativo legato alla danza e alla personalizzazione della pratica più tipico della scuola di Montreal.

Nonostante le tante formazioni, non ci sentiamo arrivati e proprio perché amiamo questa pratica continuiamo a formarci, seguire seminari di professionisti vari in tutte le discipline che lo compongono, oltre ad un allenamento costante, in cui tra prove ed errori studiamo come meglio insegnare, migliorare la tecnica, allenare determinati movimenti sia per la base sia per il flyer, nuove transizioni, le verticali, i pop…

Se vuoi sapere dove siamo segui la nostra pagina facebook o instagram! #acroseeds

Workshop/seminari proposti:

♥ Welcome to acroyoga

Un seminario adatto a tutti, per iniziare a praticare apprendendo i fondamenti corretti della pratica, così da “volare” e “far volare” in maniera sicura e divertente. Verranno mostrate le transizioni basi ed essenziali per provare l’ebrezza dell’essere sostenuti e del sostenere e cominciare a praticare con almeno due compagni: flyer, base e spotter sono infatti le tre figure base dell’AY. Consigliamo 4 o 6 h (se si include anche il Thai massage) e dà la possibilità di avere materiale su cui lavorare ed allenarsi per il periodo seguente al workshop.

♥ Acrointensive

Un seminario intensivo di 10/12h,  o anche una giornata sola di almeno 6h, legato al lato solare o acrobatico della pratica: transizioni, washing machine, pop, whip e mano a mano! I contenuti sono costruiti a seconda del livello dei partecipanti. Una speciale sequenza che mescola elementi di acrobatica e yoga fa da introduzione alle giornate di allenamento, Solar asana, permettendo di radicare nel corpo gli apprendimenti successivi. Una sessione speciale per ogni giornata è dedicata all’allenamento delle inversioni e a scoprire i propri personali obiettivi o “max out” !

In relazione all’acrobatica, è possibile vedere come lo Yoga e il respiro, apparentemente così lontano, aiuti e sia fondamentale per migliorare la nostra “crescita acrobatica” sia a livello fisico che emozionale. Praticando, vedrete come molte emozioni si smuoveranno dentro di voi e con l’altro e sia necessario gestirle 🙂

♥ AcroYoga: Tecnica, Allenamento, Inversioni

Questo seminario nasce da alcune domande: cosa pratichiamo oggi? Come possiamo continuare a migliorare nella pratica? o da alcune idee preconcette: “questo l’ho già fatto, andiamo avanti, facciamo qualcosa di nuovo”…

Presenteremo i concetti chiave per una pratica sana, sostenibile nel tempo e divertente in cui la novità non starà sempre nel cambio di posizione o calibrazione. Verrano proposte sequenze multilivello, allenanti e ripetibili nella pratica settimanale con il proprio partner o gruppo; oltre a tips individuali per allenarsi in un determinato ruolo e prendersi cura del proprio base o flyer aiutandolo con alcuni esercizi di coaching. Ciascuno terminerà il seminario con le idee chiare su come allenare la o le proprie inversioni e come fare da coaching ai compagni.

Il seminario è indicato sia a chi si avvicina alla pratica e vuole da subito affinare le tecnica sia a chi ha più esperienza e vuole migliorarsi, crescere e rendere le transizioni più “pulite” e smoothie 🙂 e perché no sta pensando di diventare insegnante o ha un gruppo di pratica.

♥ Thai & Fly – Il lato morbido o lunare della pratica

Questo seminario è dedicato a te. Un momento per prendersi cura di sè. L’antica arte del massaggio thai nella tradizione in cui l’abbiamo imparata è accostata alla meditazione Vipassana e alla pratica di Metta, la gentilezza amorevole, verso di sè e tutti gli esseri viventi. Si praticherà una speciale sequenza yoga, Lunar asana, focalizzata sulla centratura, la consapevolezza e il proprio radicamento. Si praticheranno sequenze di Thai massage a terra in maniera statica e dinamica. In questo seminario potremmo approfondire anche il massaggio in volo, una pratica esclusiva dell’acroyoga.

Video link

 

Il mondo da un nuovo punta di vista: Yoga e Inversioni

Un seminario o masterclass sullo yoga e le posizioni invertite. Analizzeremo in progressione le posizioni classiche dello yoga dov’è previsto che la testa sia al di sotto dell’ombelico o il cuore sopra la testa 😉 Si parte da Sirsasana, la verticale sulla testa, a Sirsasana B fino ad analizzare la verticale sulle mani o per chi è già più avanzato, su una mano sola.

 

Elementi comuni per ogni workshop

  • ♡ Divertimento!
  • ♡ Nuove scoperte
  • ♡ Tanta pratica
  • ♡ Bajans/kirtan (adoriamo il bhakti!) ♬♬
  • ♡ Nuove persone con cui condividere questa passione

 

$$ Lato economico $$:

Il nostro ideale è dividere con la persona o il gruppo che organizza il 70-30% (70 per noi e 30 allo studio o gruppo) al netto di spese di viaggio, vitto e alloggio. Detto ciò siamo flessibili ad altre proposte e aggiustamenti a seconda dei casi. Inoltre, ci accontentiamo di un divano o d’estate di un luogo dove parcheggiare il nostro furgoncino e siamo vegetariani! 🙂

Ricetta per organizzare un workshop di successo:

  1. Pratica, divertiti, sperimenta
  2. Informati se in zona ci sono altre persone interessate alla pratica o scrivici
  3. Individua un luogo ideale nella tua zona, già sede di altre attività legate allo Yoga o all’acrobatica
  4. Vieni a conoscerci ad un nostro seminario!
  5. Contattaci con largo anticipo per verificare con noi la disponibilità di date
  6. Condividi e aiutaci a promuovere l’evento!

 

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immagine seminario acroyoga
immagine seminario acroyoga

 

 

 

 

#8 buoni motivi per iniziare acroyoga!

#8 buoni motivi per iniziare (o continuare) a praticare Acroyoga

 

Finalmente dopo Yoga anche AcroYoga sta diventando una pratica diffusa

un po’ in tutta Italia. Quando abbiamo iniziato a insegnare, dal 2010, solo timidi

gruppetti si azzardavano a tentare quelle che sembravano impossibili posizioni di

volo destinate a pochi atleti o acrobati.

Si tratta invece di una pratica in cui fiducia, comunicazione, respiro, messa in

gioco, yoga, ironia e passione sono molto più importanti che avere un corpo agile e

super atletico.

Se non siete ancora stati contagiati dalla gioia che rende “addicted”, vi diamo

almeno 8 buone ragioni per iniziare!

 

1. E’ divertente

Non lo diciamo solo noi insegnanti, tanti allievi, anche alla prima volta, dicono che

l’acroyoga sia una pratica che rende addicted, più lo fai e più lo faresti…perché si

fanno davvero tante risate, il tempo passa e quasi non ci si accorge di tutto ciò che

si è già riusciti a fare…non vi resta che provare!

 

bird tutorial
bird tutorial

2. Incontri molte belle persone

Praticare AY presuppone l’andare fuori dal tappetino yoga e presentarsi almeno ad

altre due persone, i ruoli infatti sono tre: base, flyer e spotter. Permette così di

condividere la pratica e scoprire che sei circondato da meravigliosi esseri umani

proprio come te, che condividono paure, aspettative, desideri, voglia di divertirsi e

giocare, frustrazioni…E imparerai a fidarti!

 

3. Ti sorprenderai di quanto riesci a fare! Garantito!

Solitamente le persone guardano le foto e pensano “si, ma io non ce la farò mai!” o

“eh, ma vengono dalla ginnastica”…e così via…imparerai a pensare “non ce la

facci…ancora!” e questa sarà la chiave dei tuoi prossimi raggiungimenti, i limiti che

spesso ci poniamo sono solo mentali e con costanza, pratica e il supporto dell’altro

si può fare molto di più di ciò che si pensa, in davvero poco tempo!

 

4.  Migliorerai il modo di relazionarti con gli altri

Imparerai presto che la comunicazione è un elemento chiave dell’AY, che tutti i

ruoli sono fondamentali affinché ciascuno possa fare al meglio la propria parte.

Imparerai ad usare il noi, ovvero a riconoscere che successi e fallimenti dipendono

da ciò che si costruisce insieme e non sono ‘colpa’ o ‘merito’ solo di uno. Se vieni in

coppia, scoprirai che il corpo non mente e aggiungerlo alla relazione non è affatto

scontato, si impara moltissimo del proprio modo di stare insieme, di discutere e di

comunicare le proprie frustrazioni, desideri e idee rispetto al praticare insieme.

 

5. Ti mantieni in forma

 

E’ una pratica di yoga dinamico, che presuppone l’utilizzo del respiro in

connessione con il movimento. Si lavora tanto su core, tenta del corpo,

integrazione, forza, coordinazione, inversioni, equilibrio…è una pratica che tiene in

forma mente, corpo e cuore!

 

6. Ti ricorda che hai un corpo intelligente

Ce ne dimentichiamo spesso, un esempio lampante è praticare una posizione yoga

che non ci riesce (es un’inversione) contro il muro, anziché con un compagno che

ci aiuta a portare consapevolezza laddove non l’abbiamo ancora sviluppata e a

migliorare rapidamente. Il muro aimè è un valido supporto se si è da soli, ma non

ha ancora la capacità di parlare, motivarti e aiutarti!

 

7.  Scoprirai che fare yoga ti piace e che ti permette di avanzare nella pratica

L’acroyoga viene spesso confuso con una pratica essenzialmente acrobatica, ma

sono tre le discipline che lo compongono -yoga, thai massage e acro- e lo yoga è

ciò che rende possibili le altre due e sostenibili nel tempo. Diversamente

dall’acrobatica qui lo scopo non è fare uno spettacolo o raggiungere una

determinata abilità ad ogni costo, bensì morbidezza, respiro, rispetto dei tempi di

ciascuno, e molto altro sono ciò che cerchiamo di sviluppare attraverso lo yoga e

portare nell’acroyoga, nel rispetto di yama e nyama (leggi articolo yama e nyama), i principi etici della pratica.

8. Gratitudine

Se pratichi da qualche tempo avrai già provato quell’emozione/sentimento di gioia e

pienezza, di vitalità e desiderio di ringraziare chi con te nel gruppo sta condividendo

ore, intere giornate, momenti liberi…per dedicarsi ad una disciplina che fa sentire

così soddisfatti e con il cuore pieno al termine della giornata. La gratitudine fa parte

dell’acroyoga, quanto yoga, thai e acro, non si raggiunge nulla da soli, tutto è frutto

di collaborazione e condivisione. I ritiri cono spesso un momento dove si

sperimenta la vita insieme, i principi dello yoga diventano stile di vita e la gratitudine

per ciò che si da e riceve ciò che non vorrebbe più farti andare via e che dice al

cuore di ritornare e continuare a spargere la gioia di una pratica davvero

rigenerativa!

 

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Vinyasa Yoga Genova

 

 

 

 

10 Vinyasa Yoga class GenovaOm_CN_2,7K

2.46 

L’asana deve avere la duplice qualità dell’attenzione e del rilassamento

2.47
Queste qualità si ottengono attraverso la conoscenza e l’osservazione delle reazioni del corpo e del respiro alle posizioni che costituiscono la pratica degli asana.
Una volta conosciute queste reazioni vengono gradualmente controllate

-Yoga Sutra di Patanjali-

10 Classi di Vinyasa Yoga che ci porteranno fino a Pasqua, periodo dell’anno in cui amo festeggiare il giorno del silenzio, le nostre piccole e grandi resurrezioni, l’aria frizzante della primavera e i suoi germogli.

18, 25 Gennaio: fare spazio al silenzio

Fare spazio al silenzio attraverso la pratica delle asana yoga implica il portare l’attenzione al respiro durante tutta la sequenza. Il Vinyasa Yoga è caratterizzato da dinamicità, fuoco, riscalda il corpo, sviluppa forza e flessibilità, ma ciò che rende possibile il movimento è la silenziosa connessione con il ritmo del proprio respiro. Respirare il proprio respiro è ciò che da dinamicità alla pratica. E nel silenzio dell’ascolto impariamo ad aprire la porta a tutto ciò che portiamo sul tappetino, a riconoscere dignità ad ogni posa che assume il nostro corpo. Ci scopriremo ogni giorno diversi nelle stesse asana, che a volte risulteranno semplici a volte faticose, e sapremo accogliere questa come segnale della nostra originale umanità.

1, 8, 15, 22 Febbraio

Un intero mese dedicato alle aperture all’indietro, le asana che ci permettono di indagare paura e apertura, forza e vulnerabilità. Esplorarle con il corpo ci permetterà di osservare la qualità della nostra apertura, la disponibilità del corpo a distendere e aprire la zona del cuore, di sperimentare la paura, di sentire o evitare il dolore, di andare dove la rigidità si oppone alla flessibilità. Le aperture all’indietro generano gioia, alleniamo sul tappetino quello che nel quotidiano è molto più difficile: aprirsi e offrirsi all’altro, allenando attenzione e rilassamento.

29 Febbraio

Yoga per un’occasione speciale, celebreremo con la pratica un giorno che appare ogni 4 anni sui nostri calendari, il tema sarà l’equilibrio e la gioia incontenibile del cuore, che nasce dal sentirsi radicati e nello stesso tempo il vento del respiro scorrere tra i propri rami.

7,14 Marzo

La pratica delle asana avanza, diventiamo capaci di aumentare il tempo di esercizio in connessione col respiro, di conoscere e osservare le reazioni del corpo ad ogni asana e di amare ciascuna di esse, come ogni piccolo o grande apprendimento su di sé. Torniamo al silenzio, lo spazio in cui percepiamo “la gentilezza dell’universo”.

21 Marzo

Pratica di Yin Yoga per celebrare la primavera e con essa piantare i semi che abbiamo scaldato attraverso la pratica. Meditazione dell’equinozio.

“Il silenzio è la gentilezza dell’universo”
Abdelmajid Benjelloun

10 Classi di Vinyasa Yoga, Lunedì 20.00-21.30 presso Studio Bioenergetica e Mndfulness Via I. Frugone 15/2 Genova posti limitati

per iscrizioni: valeria@acroseedsit.trasferimentiaruba.it

è possibile partecipare  classi singole, anche a corso iniziato!

 

Yoga e riflessioni di fine anno

Presenza e assenza, pieno e vuoto

“Mi sono rimpicciolito al di là dell’atomo più piccolo,

espanso oltre l’ultima stella.

Tutto ciò che rimane di Rumi è soltanto,

questo giardino che ride con la frutta.”

(Jalal al-Din Rumi)

 

Tempo di attesa quello dell’arrivo del Natale, dolce e nello stesso tempo frenetica attesa, in cui si sperimenta il pieno in tutte le sue neutre declinazioni: colmo, zeppo, stipato, carico, riempito, gonfio, imbottito, occupato, affollato, gremito, traboccante, straripante, esaurito, folto, ricco, costellato, sazio, rimpinzato, pervaso, invaso, denso, compatto, massiccio, completo, compiuto, intero, totale, maturo, corposo, pienezza… parole scelte dal dizionario dei sinonimi.

Al pieno siamo abituati, ad esso solitamente facciamo corrispondere la presenza, o meglio, l’ essere presenti. E, più che mai in questo periodo, fare un presente o un regalo è non lasciare spazio all’insoddisfazione, è riempire tutto lo spazio delle necessità, anticipare i bisogni o crearli, è non dimenticarsi nessuno perché altrimenti è come non esserci stati…il nostro pieno si muove proprio come la piena del fiume…corre e trasporta, viene trasportato dagli argini e, scrivendo mi accorgo che il paradosso è che raggiunge il culmine della pienezza quando si svuota nel mare, nell’immenso del mare.

“Ho saputo da me che per scrivere bisogna stare sgomberi, sfrattati, come alloggi in cui arrivano le storie, a carovane zingare in cerca dello spazio di nessuno.”

 

            E’ un periodo strano quello del Natale e ancora di più il ritmo lento che viene subito dopo e che ci porta fino a Capodanno…sento la nostalgia di quando ero bambina e aspettavo davvero con desiderio, che un tale, Babbo Natale scegliesse un regalo per me…quest’anno ho avuto la gioia di festeggiarlo con i miei nipotini e di seguire la loro gioia attraverso tutte le storie che accompagnano attesa e desiderio.

E’ un periodo in cui, per come sappiamo e riusciamo, ognuno di noi cerca di essere presente per qualcuno, per chi porta nel cuore, e in cui le assenze bruciano più forte, in particolare, quando si avverte la rara e preziosa consapevolezza della nostra assenza.

            L’assenza, il vuoto, che spesso confondiamo col non esserci, è la sensazione che si prova sulla cima di una montagna, quando lo sguardo si perde e ci si sente piccoli rispetto alla grandezza della natura, è galleggiare nel mare e sentirsi leggeri come nuvole e piccoli come pesciolini, è avere fame e desiderare un gusto che non riusciamo a far tornare alle nostre labbra, è sentirsi meno, quando ci rinchiudiamo in uno spazio angusto perché rispetto al nostro parametro di perfezione “non siamo abbastanza”… mentre riempire il vuoto è l’imperativo della nostra società, essere efficienti, attivi, presenti, pieni, avere successo.

Nella Mindfulness l’assenza permette di riconoscere e tornare alla presenza, è, forse, il momento più prezioso, in cui costruiamo e alleniamo la consapevolezza.

12373439_10153954570416178_6542095236245884120_nLa mindfulness e la bioenergetica mi hanno insegnato ad apprezzare il vuoto, per me il momento in cui lascio spazio al sentire.
Nello Yoga il vuoto lo si sperimenta nella perdita del contatto con il respiro, nelle pause naturali del respiro, quando ci si permette di aggiustare la postura, tornare indietro, prendere le misure, ascoltare il corpo e tornare presente.

Dal 18 Gennaio 2016 riprendono le master class di Vinyasa Yoga a Genova e la prima pratica di 10 pratiche che ci condurranno fino a Pasqua, tempo di rinascita, del nuovo anno, sarà proprio “Muoversi col respiro tra pieno e vuoto”, ogni pratica yoga è in realtà un continuo fluire tra presenza e assenza, qui esploreremo ogni asana attraverso queste lenti, per imparare a permettersi di stare dentro al pieno e dentro al vuoto senza giudizio, di gustare assenza e presenza per ciò che sono, senza aggiungerci il peso dei nostri pensieri.

Inizio un nuovo anno e l’avventura di essere madre, che vivo come fare il vuoto perché qualcun altro lo possa riempire, lasciare spazio ad una nuova vita che cresce e la tentazione di riempire già ogni suo messaggio di presenza.

Ed ecco gli auguri di Acroseeds per il nuovo anno, che possiamo fare un po’ di vuoto ogni giorno e che sia questa l’esperienza di fare il presente, lasciare spazio alla scoperta curiosa di ciò che siamo con le sfumature di ogni giorno.

 12369212_10153954570481178_6137618050936661632_n“… E’ necessario che l’offerta materna della presenza lasci spazio anche alla sua assenza…è questa la condizione a fondamento della creatività e della sublimazione: solo se si apre il vuoto, solo se si sperimenta e simbolizza la perdita dell’oggetto- l’assenza della madre- diventa possibile il gesto creativo…”

“… E’ quello che deve poter sperimentare l’amato che ritorna dalla sua amata dopo un viaggio: Ti sono mancato?(…) Sono stato presente in te seppur nella forma della mia assenza?(…) La mia vita sa renderti mancante, ha un posto insostituibile in te?…”

“… Amare è dare all’altro quello che non si ha (…) è sempre dono di ciò che non abbiamo, di ciò che radicalmente manca a noi stessi”

da Massimo Recalcati, Le mani della madre”

 

per iscriverti alle classi clicca sul link:

vinyasa yoga genova

 

Pratica yoga e essere pigri

La pratica yoga e l’essere pigri

tittibasana

“Freedom is the will to be responsible to ourselves.” (F. Nietzsche)

Ho sempre lottato contro la pigrizia, ovvero contro il poter essere definita pigra da qualcuno. Mio papà è un uomo affatto pigro, o almeno così ho sempre pensato, corre e lavora tutto il giorno per mille e lodevoli buone ragioni. Eppure, oggi, vorrei che si concedesse la possibilità di prendersi un giorno pigro qualche volta e sperimentare il vuoto e il desiderio di riempirlo per non sentire ciò che esso ci provoca, tra cui primeggia la paura.

L’“essere pigri” è sempre stato per me l’opposto di “essere attivi, darsi da fare per qualcosa, senza aspettare che arrivasse dal cielo o che, la famosa tegola, cadesse sulla testa”.

Oggi credo che ci sia una pigrizia buona e una pigrizia cattiva, una che libera e una che intrappola, una che permette la scelta e la presenza e una che è in realtà è una finta svogliatezza, poiché va nella direzione della corsa ed è data dalla frustrazione per non essere ancora arrivati laddove si vorrebbe.

“Stress is caused by being ‘here’ but wanting to be ‘there.’ (E. Tolle)

La pigrizia in questa seconda accezione è l’opposto di libertà. E’ mossa dalla stanchezza che il pensiero di tutto ciò che, dovremmo o sarebbe giusto fare per essere come vorremmo essere o come gli altri vorrebbero che fossimo, comporta. E’ il peso della gravità a cui aggiungiamo attese, aspettative e doveri con i quali ci misuriamo. Credo che sia una delle cause di depressione oggi, in una società che chiede la perfezione a esseri che sono di natura imperfetti (ed è la nostra fortuna! )

Mettere la pratica yoga in questa lista di “cose da fare”, “persone da vedere”, obiettivi da raggiungere, non ci permetterà di amare la pratica, ma di viverne solo la fatica dell’impegno, un altro appuntamento che ci chiede di essere attivi…e il contatto col respiro si è già perso qui, in questa indecisione/imposizione.

 

“On a deeper level you are already complete.

When you realize that, there is a playful, joyous energy behind what you do.”

(E.Tolle, Il potere di adesso)

 

Da poco ho scoperto che esiste invece una pigrizia buona, che a volte viene dalla semplice accettazione della stanchezza, concedersi di non farcela, non essere brillanti, di riposare. Riposare, non è un verbo che va di moda, la velocità non lo concede, ma credo sia possibile riposarsi senza doversi ritirare in una nicchia di insoddisfazione per ciò che non abbiamo realizzato. Credo ci sia la possibilità di “stare nella pausa senza disconnettersi”.

Quando siamo contenti di noi stessi ovvero ci sentiamo contenuti nell’attimo, non abbiamo necessità di sfuggirlo, ma possiamo stare in esso e sentire che alla fine della nostra giornata, settimana o ora che sia, siamo stanchi e che abbiamo bisogno di respirare un’aria calma e quieta, che ci restituisca energia.

Questa pigrizia paradossalmente può portarci a correre su un prato, a recuperare il costume e andare a fare una nuotata in mare, a bussare ad un’amica per un the e due chiacchere, o andare in libreria a comprare l’ultimo libro dell’autore che amiamo, o perché no farci un bagno caldo. E’ una pigrizia buona, perché legata al sentire e che ci permette di coccolarci, prenderci cura di noi, diverso dal biasimarci, colludere con il senso di impotenza e di inutilità che sentiamo e trastullarci in esso, cercando qualcosa o qualcuno che ci coccoli, ma di cui alla fine siamo per lo più insoddisfatti.

Stare nella pausa è quello che mi auguro porti ciascuno di noi alla pratica yoga. Stare nella pausa è ritornare al corpo, aperti a tutto il suo sentire.

In questo mese in cui mi concedo una lunga pausa di studio, vi auguro di dedicarvi un giorno pigro, proprio come fanno i monaci di Thich Nath Hanh a Plum Village, dove è il giorno in cui ognuno va al suo ritmo, il giorno dell’ascolto.

Ogni volta che decidi di perdonare invece di vedere il mondo con i tuoi occhi amari, sperimenti la libertà.

Ogni volta che impari dai tuoi errori invece di lasciare che ti definiscano o delimitino, sperimenti la libertà.

Ogni volta che ami te stesso, senza preoccuparti di ciò che le altre persone pensano, sperimenti la libertà.

Ogni volta che accetti l’incertezza invece di stressarti rispetto a ciò che non conosci, sperimenti la libertà.

Ogni volta che abbracci il caos, invece di cercare disperatamente il controllo, sperimenti la libertà.

Ogni volta che riconosci l’imperfezione e resisti all’urgenza di combatterla, sperimenti la libertà

Quando scegli di apprezzare ciò che possiedi, invece di lamentarti, sperimenti la libertà

Quando ti siedi in questo prezioso istante e fai il meglio che puoi per essere presente, sperimenti la libertà.

(Tiny Buddha.com, traduzione mia)

L’uragano Patricia e il rallentare

La paura e l’ imparare a rallentare

 
Si parla poco della paura e della necessità di ascoltarla e accettarla, come una delle emozioni che ci abitano. Se ne parla poco perchè la paura fa paura! Ricordo di aver terminato uno dei miei primi psicodramma dicendomi: “non avere paura di avere paura”…ma ciò nonostante se ne sta bella sepolta nei meandri del cuore e lascio davvero poco spazio al suo ascolto. Sono una persona che si definisce guerriera, determinata e che non può permettersi di ascoltare la paura, la mia vita non è costruita sulle certezze, ma sul cambiamento ed è questo che tiene a bada la paura credo…stare nell’incertezza presuppone una dose di desiderio e una di paura, ma troppa non mi permettere di surfare l’onda del cambiamento.
Qui in Messico invece, da subito, mi si è presentata nitida e chiara…davvero una bella paura…l’uragano Patricia, il più potente e distruttivo nella storia degli uragani, e dover decidere se volare verso Jauraganolisco, uno degli stati in allerta , proprio nel momento in cui l’uragano sarebbe dovuto passare.

Ore passate a chiaccherare con la gente qui a Cancun, per capire come sia possibile essere abituati agli uragani...c’è un’incertezza che nessun umano può prevedere in ogni evento naturale e lo dimostra lo stesso Patricia, un mostro, che per ora, milioni di persone possono dire…passato. Io ho avuto paura, quella che ti oscura la mente e il pensiero, ma prima che chiude la gola e si sente nella pancia.

Forse per la prima volta in vita mia non ho usato la forza, l’eroina che è in me, ma ho deciso di non andare, di darmi il tempo di vedere che cosa sarebbe successo prima del tuffo. E’ andata bene, sarei potuta andare e probabilmente sarei arrivata un giorno prima a destinazione, ma credo che sia per me un tassello dell’imparare a rallentare…forte intenzione che porterò nella pratica quotidiana nei per tutta la mia permanenza in Messico.  puerto vallarta

La fiera dei miracoli

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Un miracolo comune:
l’accadere di molti miracoli comuni.

Un miracolo normale:
l’abbaiare di cani invisibili
nel silenzio della notte.

Un miracolo fra tanti:
una piccola nuvola svolazzante,
e riesce a nascondere una grande, pesante luna.

Più miracoli in uno:
un lontano riflesso sull’acqua
e che sia girato da destra a sinistra,
e che cresca con la chioma in giù,
e non raggiunga affatto il fondo
benché l’acqua sia poco profonda.

Un miracolo all’ordine del giorno:
venti abbastanza deboli e moderati,
impetuosi durante le tempeste.

Un miracolo alla buona:
le mucche sono mucche.

Un altro non peggiore:
proprio questo frutteto
proprio da questo nocciolo.

Un miracolo senza frac nero e cilindro:
bianchi colombi che si levano in volo.

Un miracolo – e come chiamarlo altrimenti:
oggi il sole è sorto alle 3.14
e tramonterà alle 20.01.

Un miracolo che non stupisce quanto dovrebbe:
la mano ha in verità meno di sei dita,
però più di quattro.

Un miracolo, basta guardarsi intorno:
il mondo onnipresente.

Un miracolo supplementare, come ogni cosa:
l’inimmaginabile
è immaginabile.

Wislawa Szymborska

Per me sperimentare il miracolo è sentire la vita scorre, sentire e provare amore, sorridere delle cose di ogni giorno…per me il miracolo è sentire…essere vivi e vitali.

Per questo amo così tanto lavorare con il corpo e condividere la pratica…cos’è che fa sorridere e tornare sul tappetino dopo 20 chaturanga? cos’è quell’espressione che vedo sulla facci dei miei allievi alla fine di una classe di Yoga anche molto impegnativa? …essere tornati al corpo!

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Asthanga o gli otto rami dello Yoga

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“La pratica non consiste nel cercare di gettare via se stessi per sostituirsi con qualcosa di meglio. Vuol dire invece fare amicizia con la persona che già si è.”

“Nutrire gentilezza amorevole, maitri, verso se stessi non significa sbarazzarsi di qualcosa. Maitri significa che, dopo tutti questi anni, possiamo ancora permetterci di essere mezzi matti; possiamo ancora essere arrabbiati, timidi, gelosi, o sentirci del tutto indegni. Il punto non è sforzarsi di cambiare se stessi.” (Pema Chodron, Senza via di scampo)

Inizio con la gratitudine dell’essere stata ospite del Centro Studi Bioenergetica e Mindfulness di Genova, dove sono iniziate le nostre Master Class del lunedì. Un ciclo di classi dedicate agli Yoga Sutra di Patanjali e alle connessioni che in essi ho ritrovato.

Sono entrata nello Yoga attraverso la “porta del corpo”, seguendo la sua saggezza nel riconoscervi qualcosa che mi faceva bene profondamente e che ha letteralmente modificato non solo il corpo, bensì il mio atteggiamento nel quotidiano. Nel cammino intrapreso, non ho potuto fare a meno di studiare e leggere di questa tradizione e mi stupisco nel ritrovarvi, sebbene con altre parole, ciò che ho imparato a riconoscere come essenziale.

Condivido con voi gli insegnamenti di Patanjali, che scrive uno dei testi più importanti dello Yoga: gli Yoga Sutra, brevi aforismi, pensieri, che racchiudono millenni di saggezza tra corpo e cuore. Sono definiti, infatti, il cuore dello Yoga da Desikachar, un grande Maestro, che ridà vita a questi insegnamenti portando in essi il prana, ovvero il respiro. Così noi oggi respiriamo le sue parole.

Patanjali “ci offre una summa del processo di autoconoscenza e degli strumenti di lavoro. Se sappiamo scegliere quelli giusti (per noi) e applicarli, la nostra mente conoscerà la pace e quella meravigliosa saggezza e felicità che costituiscono il nostro potenziale” (Desikachar, Il cuore dello yoga).

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Patanjali descrive otto rami dello Yoga o Asthanga.

Individua il primo passo in Yama: l’etica, ovvero la relazione con gli altri esseri umani e il mondo. E’ come se dicesse al praticante: “come prima cosa devi purificare, rendere migliori le tue relazioni”. Trovo meraviglioso che il primo passo dentro lo yoga racchiuda questo insegnamento: avere cura delle proprie relazioni. Forse dovrebbero insegnarcelo anche a scuola, prima di ogni altra materia e cresceremmo persone migliori.

Il secondo passo è Nyama : il corretto stile di vita, i comportamenti più intimi e personali. Sono l’atteggiamento che adottiamo nei confronti di noi stessi. Tra questi mi è caro sottolineare Samtosha, la contentezza e la modestia, e Isavrapranidana o l’abbandono, il permettere, la capacità di lasciare andare.

Il terzo passo sono le asana: dove come unico suggerimento Patanjali dice, “l’asana deve essere comoda”, da qui la ricerca di equilibrio tra sthira, l‘attenzione stabile, la forza e sukkha, l’arrendevolezza. Negli Yoga Sutra si dice che padroneggiare un asana significa padroneggiare gli opposti, …ovvero “diventare più sensibili e imparare gli opportuni adattamenti, perché conosciamo il nostro corpo. (quindi) sappiamo ascoltarlo e percepiamo le sue reazioni alle varie situazioni”. La porta del corpo è quella che esploriamo nelle classi, la nostra chiave per sentirsi vivi e vitali, accedere a quelle parti di noi che teniamo chiuse, in cui si annidano tensioni e contrazioni.

Il quarto passo è pranayama, il controllo del prana, con cui si indica la forza vitale o, anche, il respiro. Attraverso il respiro possiamo sciogliere le tensioni, portare comodità e leggerezza in ogni posizione. Spendo qui poche solo due righe, ma trovo abbia davvero del miracolo il potersi sedere in meditazione, immobili e sentire così vivo il respiro dentro di noi. Una bella definizione l’ho trovata in una canzone, dove si canta we are stillness in motion, ovvero “siamo immobilità in movimento”.

Il quinto ramo è pratihara e riguarda i sensi, spezzare il legame tra la mente e i sensi. Avviene spontaneamente quando siamo seduti in meditazione, quando siamo concentrati su qualcosa o nel mentre assumiamo un asana. Il respiro è la nostra ancora in questa interiorizzazione, o cammino di conoscenza di sé.

Dharana, è il sesto membro dello yoga. L’idea è quella di ‘tenere la concentrazione’ in un punto, in una direzione. E’ il modo in cui possiamo alimentare una specifica qualità della mente, ad esempio nella meditazione di Metta, l’amorevolezza gentile, o del lago l’equanimità. Io la leggo come scoccare la freccia dell’intenzione, tenere lì il nostro sguardo, rimanendo aperti a quello che accadrà durante il viaggio.

Dyana, per Patanjalai è conseguente a dharana, è la comunicazione, che avviene nello stato di meditazione, tra il testimone interiore e l’oggetto della meditazione. Patanjali non sa più darci indicazioni da qui in poi, attribuisce la possibilità di sperimentare dyana e il successivo samadhi alla grazia “allenata dalla pratica”.
Cercando un parallelo, nella mindfulness gli oggetti siamo noi, con il flusso di emozioni, pensieri, abitudini…tutto ciò che ci abita e la comunicazione potremmo leggerla come l’accordo di ciò che siamo con l’onda del respiro, che culla ciò che ci abita, aiutandoci a fare amicizia con quello che siamo, senza mettere nulla fuori dalla porta di casa.

Samadhi, l’ultimo degli otto rami, per Patanjali è lo scopo dello Yoga e significa “unire, fondere insieme”. Arrivare a non distinguere più pensante e pensato, chi sente e il sentimento…mi piace interpretarlo come quegli attimi di intuizione, in cui ci si sente parte del tutto, in cui affiora una gioia improvvisa dentro, pacificante e non si hanno parole per dire quella pace profonda e irrequieta al tempo stesso, ma solitamente nasce insieme un respiro profondo.

Un piccolo assaggio di un testo profondo e che si presta a molteplici interpretazioni, qui vi ho presentato una mia lettura, mi piace nel leggere trovare le espressioni che descrivono ciò che mi accade nel quotidiano, sentimenti, dare voce a relazioni, collegamenti e a ciò che a volte è fermo nell’intuizione senza parole. Se vi ha interessato, non esitate ad approfondire leggendo voi stessi questo testo e trovare le vostre chiavi di lettura. Suggerisco il commento di Desikachar, maestro Yoga con una larga esperienza tra oriente e occidente e profonda umiltà nella trasmissione ai suoi studenti.

 

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“L’oggetto della pratica siete voi, sono io, chiunque siamo qui e ora, ed esattamente come siamo. È questo il nostro campo di indagine, che studiamo e ci prepariamo a conoscere con profonda curiosità e interesse… Quindi, venite come siete.
Il trucco consiste nell’essere disposti ad aprirvi a ciò che siete, a essere pienamente consapevoli di ciò che siete.” (Pema Chodron, Senza via di scampo)

Bibliografia
Desikachar, Il cuore dello yoga, 1997, Ed Ubaldini, Roma
Pema Chodron, Senza via di scampo, 2010, Ed Feltrinelli, Milano

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